L'università degli Studi di Bari "Aldo Moro" a giorni è chiamata ad eleggere il proprio rettore. Tra le diverse componenti che animano l'Università barese la più attiva, per la sua capillare organizzazione, è quella dei ricercatori. In questo contesto particolare, post legge 240 e situazione socio-economica in cui viviamo, le speranze di avere un Ateneo forte nel contesto nazionale e propositivo in quello locale, sono sempre più labili.
La terza fascia docente, invocata ormai da tutte le organizzazioni sindacali ma non da chi dovrebbe, è sempre più prossima ad essere riconosciuta nei fatti; questo in riferimento al decreto legge n. 5 del 9 febbraio 2012, il cosiddetto decreto delle semplificazioni diventato legge n.35 del 4 aprile 2012, il cui art. 49 comma 1b modifica l'art. 6 della L 240, come chiarito da una scheda di lettura della Camera dei Deputati (Scheda n. 595 del 20 febbraio 2012, art. 49 /Misure di semplificazione e funzionamento in materia di università).
Con decisione del 6 maggio 2013 e pubblicazione sulla G.U. del 9 maggio c.a., la Corte Costituzionale con sentenza n. 83 dell'anno 2013 ha emanato la sentenza mediante la quale dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 25 della legge 30 dicembre 2010, n. 240 (Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario).Facinoleria, incopetenza e pressapochismo della nostra classe politica, stà distruggendo l'università italiana e l'avvenire del nostro Paese. I nostri politici hanno sempre sostenuto che l’università italiana ci costa troppo: un vero “sacco bucato”. Troppi atenei, troppi laureati, troppi ricercatori che non hanno un ruolo significativo nel panorama mondiale. Ma è vero? Dodici minuti di fact-checking basato sulle statistiche internazionali. Vi proponiamo l'intervento di Giuseppe De Nicolao al Convegno "+Sapere = Sviluppo" organizzato da Left il 12 febbraio 2013 al Teatro Piccolo Eliseo di Roma.
VISTO il decreto legge 16 maggio 2008, n. 85, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 luglio 2008, n. 121 relativo all'istituzione del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca;
VISTA la legge 19 novembre 1990, n. 341;
VISTA la legge 15 maggio 1997, n.127 ed, in particolare, l'art.17, commi 95, 99 e 102;
VISTO il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e successive modificazioni;
VISTA la legge 16 gennaio 2006, n. 18 ed, in particolare, l'art. 2, comma 1;
VISTA la legge 30 dicembre 2010, n. 240, recante norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento e, in particolare, gli articoli 15 e 16;
VISTO il D.M. 4 ottobre 2000 e successive modifiche e integrazioni, concernente rideterminazione e aggiornamento dei settori scientifico-disciplinari e definizione delle relative declaratorie;