Francesco Pinto

docente presso il Dipartimento di Produzione Animale Università degli Studi di Bari Aldo Moro

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Ricercatore confermato e professore aggregato in Razze Animali Produttrici di Latte e Carne, presso il Dipartimento di Produzione Animale dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Al suo attivo 107 pubblicazioni su riviste del settore.



Notizie e temi del comparto universitario Inquinamento

Nel problema generale dell'inquinamento del pianeta Terra, l'inquinamento atmosferico costituisce uno degli aspetti più pericolosi e preoccupanti. Diverse ne sono le cause, riducibili sostanzialmente a tre: residui di gas di combustione, rifiuti aeriformi e pulverulenti di industrie (specialmente chimiche), gas di scappamento degli autoveicoli. Gravissimi sono pure l'inquinamento idrico, provocato da scarichi industriali, agricoli e urbani, e l'inquinamento del suolo per l'accumulo di rifiuti solidi e liquidi prodotti da attività industriali e domestiche e dall'uso non di rado scorretto, in agricoltura, di fertilizzanti, anticrittogamici ecc. Meno evidenti ma ancora più difficili da arginare sono l'inquinamento acustico, presente nelle fabbriche, in città e presso le autostrade (in alcune nazioni, tra cui l'Italia, si comincia già a combatterlo con apposite 'barriere' fonoassorbenti), l'inquinamento elettromagnetico, legato al proliferare di stazioni radiotelevisive, e l'inquinamento termico, che pure può produrre effetti di rilevante entità (nel caso del raffreddamento di una centrale mediante le acque di un fiume, per esempio, si possono determinare significativi mutamenti nell'habitat fluviale e nella composizione della fauna ittica). Per approfondimenti leggete gli articoli.

Inquinanti atmosferici: siamo tutti in PERICOLO

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Dal blog di Stefano Montanari abbiamo attinto questa riflessione scientifica su quello che ci potrebbe accadere da un momento all'altro quando respiriamo aria inquinata da emissioni di fumi emessi da strutture che non rispettano le buone norme sulla salute.
L'articolo inizia così:" Qualche appassionato di un certo tipo di musica potrebbe, magari, ricordare una canzone di Woody Guthrie risalente al 1938 intitolata “Dust Pneumonia Blues”, vale a dire il blues della polmonite da polvere, e, chissà, potrebbe anche ricordare come il medico che compare nel testo non dia speranza di lunga vita al protagonista. Del resto, pronosticare altrimenti negli anni Trenta, nella zona centro-meridionale degli Stati Uniti chiamata popolarmente Pan Handle, il manico della padella, dove i maschi morivano mediamente a 58 anni e le donne a 62, avrebbe significato sfidare la statistica. In quegli anni e in quei territori imperversarono a lungo vere e proprie tempeste di vento e la sabbia che costituiva, allora come oggi, lo strato più superficiale del suolo veniva sollevata, trasportata in atmosfera e, per forza di cose, inevitabilmente inalata. Tosse stizzosa e una condizione irritativa a livello bronco-alveolare che simulavano una polmonite, non di rado seguite da uno stato di delirio erano i sintomi più vistosi, e la morte sopravveniva per insufficienza respiratoria. La terapia, a dir poco rozza, era puramente sintomatica: spugnature fredde per dominare la febbre e dita incrociate. Qualcuno si salvava; molti, no.

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