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Docenza universitaria: un declino voluto

By Francesco Pinto, on 31-05-2010 16:14

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Published in : Blog, University


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cipurVi presento la lettera che il Presidente Nazionale del CIPUR ha inviato al Presidente del Consiglio ed al Capo dello Stato. Vi si esprimono sia la preoccupazione che lo scoramento che sicuramente coinvolge tutti il mondo universitario nel vedere l'Università avviarsi verso la distruzione. Ulteriori parole sono inutili.
Ill.mo sig. Presidente,
fanno impressione a chi vive di stipendio, ed assiste alla inarrestabile crescita dei costi della politica, dell’apparato amministrativo del Paese e di certuni enti pubblici, le tipologie di interventi poste in atto dal CDM del 25-05 che non incidono sufficientemente sui difetti strutturali del Paese.
 
Le retribuzioni, la numerosità ed i ruoli dei dipendenti e dirigenti di Quirinale, Camera, Senato, Palazzo Chigi, Banca d’Italia ed altri enti o istituzioni configurano mondi estranei alla rimanente parte del Paese; analoga sensazione inducono il trattamento economico, i privilegi, il numero di “direttori”, le liquidazioni di certune tipologie di operatori della rete televisiva pubblica, con in più la desolante percezione di espropri, distorsioni del servizio dovuto, da parte di taluni, del mezzo stesso. Balza agli occhi pure il cumularsi per le più alte cariche dello Stato di liquidazioni e pensioni faraoniche, per non parlare del codazzo di persone ed uffici che li “seguono” a vita a spese dei contribuenti, garanzia di un perenne “fuori ruolo” reminiscenza di una “nobiltà” fuori tempo! (per proseguire nella lettura cliccare sulla freccia in basso) Gli interventi ed i tagli introdotti non solo non incidono adeguatamente a livello strutturale su tali realtà, ma ne ignorano completamente alcune, perdendo, oltre all’efficacia, il momento formativo di un’etica di cui il Paese ha estremo bisogno.
Impossibile, in tale contesto, ritenere equi gli ulteriori sacrifici imposti alla docenza universitaria che si sommano ai numerosi altri già in essere e dei quali, evidentemente, non si è voluto tenere conto, ammesso che al Governo sia noto l’effetto che sulle retribuzioni della docenza meno pagata d’Europa hanno avuto gli interventi che ormai da anni sistematicamente la riguardano.
 
Nella anomala carriera della docenza universitaria 9 anni sono ad essa del tutto sottratti mentre non più di altri 8 di servizio pregresso sono riconosciuti nella sua ricostruzione a qualsiasi livello. Staccata dalla dirigenza del pubblico impiego, e non compresa nella folle quasi triplicazione delle retribuzioni della dirigenza inopinatamente e silenziosamente intervenuta nel marzo 1997 (a valere dal 1° gennaio 1996), la docenza dal 1990 non vede aumenti retributivi e dal 1985 l’assegno di tempo pieno che concorre a formare le retribuzioni più basse d’Europa, pur gravato dalle ritenute di legge, è fermo, non pensionabile e corrisposto per soli 12 mesi.
 
La docenza è stata oggetto degli esiti spesso vessatori derivanti dall’inarrestabile discesa dell’FFO, dal blocco del turnover, dall’eliminazione ingiusta del fuori ruolo a chi spettava e dai prepensionamenti selvaggi dovuti anche all’irragionevole stravolgimento di norme, che umiliano il lavoro dei docenti; essa ha già subito, oltre a due “scippi” di consistenti rimborsi ed aggiustamenti di carriera dovuti, l’abbattimento del 30% degli adeguamenti ISTAT seguito dal congelamento degli scatti di classe per un anno, la vanificazione del previsto +2, il dimezzamento dello scatto biennale in assenza di pubblicazioni nell’ultimo biennio.
Docenza, quindi, bersaglio di interventi che avrebbero dovuto sì essere funzionali alla necessaria riconfigurazione di un Sistema inopportunamente e insostenibilmente in crescita indefinita, ma non alla punizione degli incolpevoli studiosi.
 
A tutto ciò si aggiunge il vero e proprio sopruso dei criteri di calcolo privatistico delle liquidazioni ora introdotti che penalizza in modo particolare le faticose e lente carriere dei professori universitari che, oltre a tutto, durante il loro servizio non hanno potuto usufruire, come invece avviene nel contesto privato, di eventuali anticipazioni. Le liquidazioni, per le modalità nelle quali si costituiscono nel tempo, sono un prestito che il lavoratore fa allo Stato e che la svalutazione già pensa a ridurre (gli adeguamenti ISTAT non coprono l’aumento del costo della vita): non si afferra in che termini sia “di diritto” uno Stato che cambi unilateralmente, e con una frequenza inaccettabile (come di recente la Consulta ha rilevato), i patti sanciti da leggi che ha con i cittadini.
Caro Presidente, se fra le finalità degli interventi vi fosse, pur al prezzo di una definitiva sfiducia nelle istituzioni, l’incremento dell’esodo degli evidentemente inutili studiosi non giovani, beh, la consideri raggiunta. L’auspicio è che si intervenga invece con decisione e con maggiore completezza e coerenza in una più completa riconfigurazione di realtà magari solo sfiorate.
 
Le porgo con tristezza e delusione i miei più cordiali saluti, firmato Prof. Vittorio Mangione

Last update : 05-06-2010 08:42

   
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